Il film è il materiale che determina il risultato finale più della macchina. Cambia lo spessore — che pesa su rigidità e resistenza — e cambia la finitura superficiale: lucida, opaca, soft touch, materica.
Accanto ai film di protezione ci sono i materiali di nobilitazione, che non coprono l'intera superficie ma aderiscono selettivamente dove c'è il toner: è così che si ottengono effetti metallizzati e lucidi localizzati partendo da un file di stampa, senza impianti.
Caldo o freddo non è una proprietà del film, ma del collante che lo fa aderire. Il collante a caldo penetra nelle fibre della carta e dà un'adesione alta senza perdere trasparenza: è la scelta per i supporti in carta. Il collante a freddo serve sui materiali sintetici, che non hanno porosità.
I materiali di base sono tre. Il poliestere (PET) resta trasparente anche negli spessori alti e sopporta bene il calore: è il film dell'incapsulazione fronte e retro, molto usato in fotografia e nella stampa digitale; applicato su un solo lato richiede macchine pensate per contrastare le tensioni che genera sul supporto. Il polipropilene (OPP) si usa a caldo, tira meno la carta e si separa facilmente sulle macchine con separazione automatica dei fogli: anche per il costo contenuto è il film dell'editoria e delle produzioni automatizzate. Il PVC si applica a freddo, si accoppia bene ai materiali sintetici ed è il più resistente all'esterno, perché ingiallisce e si secca meno degli altri; con il filtro UV rallenta lo sbiadimento dei colori. È il materiale della visual communication.
L'anima è il tubo di cartone su cui è avvolta la bobina. Sulla macchina si blocca con adattatori, detti mandrini, che le impediscono di slittare mentre il film si svolge: prima di ordinare va verificato che anima e mandrini corrispondano. Le misure più diffuse sono 1 pollice (25 mm) sulle macchine di piccolo formato, 2 pollici e ¼ (58 mm) su quelle di medio formato e 3 pollici (77 mm) su quelle professionali.